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bigam quis enim rem tam veterem pro certo adfirmet? hicine fuerit Ascanius, an maior quam hic, Creusa matre Ilio incolumi natus comesque inde paternae fugae, quem Iulum 3 eundem Iulia gens auctorem nominis sui nuncupat. Is Ascanius, ubicumque et quacumque matre genitus — certe natum Aenea constat -, abundante Lavini multitudine florentem iam, ut tum res erant, atque opulentam urbem matri seu novercae reliquit, novam ipse aliam sub Albano monte condidit, quae ab situ porrectae in dorso urbis Longa Alba appellata.

rare nel de n. deor. 2, 21). Anche Livio l'adopera a preferenza congiunto cogli avverbii o con espressioni avverbiali, ma ancora però abbastanza frequentemente in unione coi verbi e sopratutto con quelli che contengono un concetto negativo (raramente si trova haud innanzi a scio, sino, quiesco, memoro, miror, subicio, ecc.). hicine: se questo Ascanio, a cui fu conservato il regno da Lavinia, sia quello stesso che ebbe il nome di Iulus e diede origine alla gente Giulia, o pur se questo lulus sia identico ad un altro Ascanio, figliuolo maggiore di Enea e di Creusa, Livio non si cura in alcun modo di decidere; e in seguito chiama senz'altro i discendenti d'Enea Silvii e non già Giulii, sebbene tantc Giulio Cesare quanto Ottaviano attribuissero non poca importanza alla discendenza della gente Giulia da Iulus figliuolo di Enea, cfr. Verg. 1, 267. — fugae. Omero non conosce ancora Ascanio; i poeti posteriori o lo fanno fuggire in compagnia del padre, o pure narrano che egli fondasse una nuova signoria nell'Asia. = quem is quem. Iulum eundem che anche sotto il nome di Giulo Virgilio connetteva questo nome Iulus direttamente con Ilium, cfr. 1, 267:

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At puer Ascanius, quoi nunc cognomen Iūlo
additur (Ilus erat dum res stetit Ilia regno).

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3. is Ascanius, cioè quello che successe ad Enea nel governo di Lavinium. ubicumque, in Asia o pure in Lavinio. — quacumque, da Creusa o pur da Lavinia. Si noti che quicumque ed ubicumque sono usati dagli scrittori classici quasi sempre come pronomi relativi e quindi in unione di un verbo finito: Livio invece li adopera assai spesso assolutamente come puri pronomi indefiniti, secondo l'analogia delle voci greche ὅστις ὁστισοῦν ὁπωσοῦν, cfr. 59, 1, 39, 5; 2, 44, 10. certe limita l'incertezza della proposizione precedente. abundante L. mult. è un abl. assoluto con significato causale. multitudine "popolazione ut ha significato limitativo, cioè secondo che comportavano le condizioni dei tempi e la sua recente origine, cfr. 2, 63, 6 urbem Antium, ut tum res erant, opulentissimam; 18, 1; 57, 1. seu non esprime incertezza, poichè Livio ha già dichiarato di non volersi immischiare in tal quistione, ma solamente lascia libero campo all'opinione contraria, che egli non ha nessuna intenzione di contraddire: o se ti piace piuttosto cfr. Cic. pr. Sulla 17 eiecto sive emisso Catilina. reliquit è la lezione comune dei mscr.: il parigino soltanto ha relinquit. sub Albano m., cioè su una di quelle alture che dominano la regione, che si estende ai piedi del Monte Albano (oggi monte cavo), il quale costituiva la punta più alta dei monti che portano questo nome (Albani

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Inter Lavinium et Albam Longam deductam coloniam triginta 4

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montes). La città di Alba Longa sorgeva su di un alto bastione di lava e quindi in un sito assai bello e sano, ed aveva ad est il monte Albano e ad ovest il pittoresco e profondo lago d'Albano. quae, cioè urbs, accanto al gen. urbis è alquanto duro, ma però assai chiaro, cfr. § 9; 8, 3; 53, 4. porrectae: questa parola si adopera comunemente per indicare una linea orizzontale, cfr. Min. Fel. Oct. 17 recta montium, collium flexa, porrecta camporum. dorso, cfr. 36, 15, 6 Apennini dorso. Le metafore prese dal corpo umano per indicare le diverse parti di una località sono parecchie, cfr. supercilium tumuli 34, 29, 11; terga collis 25, 15, 12; cornu promunturii 37, 11, 8; os specus 45, 27, 8; Tiberis caput 33, 9; lingua 37, 31, 9; vertex montis 29, 32, 2. Longa è preposto enfaticamente al nome per dargli più rilievo. Il posto dell'aggettivo latino è di regola dopo il sost., ma può anche, come in questo caso, essergli preposto per maggior enfasi, cfr. Statori Iovi 12, 6; geminos fra tres 5, 6; maximus curio 28, 17, 3; § 9. Alba, cfr. § 8. La leggenda raccontata da Fabio Pittore della troia bianca e dei 30 porcellini, che avevano mostrato ad Enea il luogo della città (cfr. Verg. 3, 390 e 8, 41; Dio Cass. frag. 4, 5), non è nemmeno accennata da Livio. appellata, sott. est l'ellissi della copula est e sunt nelle proposizioni subordinate non è molto frequente in Livio (cfr. però 8, 15, 4 quae nunc Aurunca appellata; 22, 5, 6; 21, 15, 3), eccetto nel caso in cui essa possa facilmente supplirsi dalla proposizione che segue (cfr. 10, 31, 4), oppure quando il relativo fa le veci di un dimostrativo preceduto da et e continua il senso della proposizione principale (10. 27, 4). L'omissione della copula forse qui si spiega col riflettere, che Livio volle evitare una parola monosillaba alla fine del periodo; ma occorre però che non sia dimenticato, che egli omette talvolta la copula anche nel mezzo, senza alcuna ragione evidente (cfr. 9, 46, 14; 27, 4, 31). 4. Lavinium, sott. conditum. Albam Longam è un acc. di luogo dipendente da deductam. coloniam. Questa tradizione, che considera Alba Longa come una colonia di Lavinium, dovè essere ispirata dal bisogno di riconnettere ad Enea anche le origini di Roma; e conferma in modo luminosissimo quello che già innanzi abbiamo affermato, che cioè le origini della leggenda di Enea si debbano riferire al culto di Venere, che aveva sede in Lavinio. Del resto Livio, nell'affermare che gli abitanti di Lavinium dedussero una colonia in Alba, non solo non fa cenno della leggenda dei trenta porcellini, con cui si riportava direttamente ad Enea l'origine di questa città; ma par che dica espressamente, che la città già preesistesse all'arrivo dei coloni Laviniesi. E, in tal modo, egli si lascia libera la via alla tradizione, che riferirà tra breve, che Alba fosse la madrepatria di tutte le città latine e la città capitale della lega (52, 2 omnes Latini ab Alba oriundi; cfr. Dion. 3, 31. 34; 6, 20; Verg. 6, 773); ed apre uno spiraglio non solo alla leggenda patria, ma anche alla realtà storica. La quale è affidata ad una testimonianza di indiscutibile valore, all'esistenza cioè del tempio di Iuppiter Latiaris sul monte Albano, dove ogni anno si celebravano le Feriae Latinae e si immolava in onore del nume una giovenca bianca, le cui carni eran poi divise a tutte quante le città della lega (cfr. Plin. 3, 9 cum his carnem in monte Albano soliti accipere populi Albenses Albani Aesulani etc.).

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ferme interfuere anni. Tantum tamen opes creverant maxime fusis Etruscis, ut ne morte quidem Aeneae, nec deinde inter muliebrem tutelam rudimentumque primum puerilis regni, movere arma aut Mezentius Etruscique aut ulli alii accolae ausi 5 sint. Pax ita convenerat, ut Etruscis Latinisque fluvius Albula, 6 quem nunc Tiberim vocant, finis esset. Silvius deinde regnat, 7 Ascanii filius, casu quodam in silvis natus. Is Aeneam Silvium

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nec

"

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ferme è un fere rinforzato, raro in Cicerone, frequentissimo in Livio, cfr. 40, 2. triginta, cfr. Verg. 1, 269 e 8, 44. Il numero trenta è tradizionale nella saga latina: si ricordi la leggenda dei 30 porcellini, la quale era forse nient'altro che un'immagine simbolica delle 30 città della lega. morte Aeneae è abl. di tempo, che fa le veci di una proposizione temporale con cum, cfr. 22, 1 Numae morte; 38, 54, 1 morte Africani. Se altrove il sentimento religioso quasi trattenne Livio dal manifestare la propria opinione intorno alla divinità di Enea, qui invece, senza volerlo, egli le lascia libero corso, accennando alla morte di lui. e nemmeno cfr. 22, 60, 12. inter durante,. primum rudimentum è un pleonasmo, cfr. praef. 12: il sost. rud. è adoperato da Virg. e da Ovidio nel senso di "preparazione e ricorre in prosa per la prima volta a partire da Livio. ausi sint = auderent. Il tempo della proposizione consecutiva non è qui espresso in relazione con quello della proposizione principale, perchè in tal caso esso non potrebbe altro rappresentare, che l'estendersi di una conseguenza fino al momento presente; ma viene ad interrompere il racconto storico e a rappresentare le conseguenze come una conclusione che lo storico deriva dal passato, nel momento stesso in cui scrive. In altri termini la frase tantum creverant ut ne ... quidem ausi sint potrebbe considerarsi come equivalente all'altra t. cr. ut pro certo liceat habere eos non ausos esse. Questa costruzione si incontra assai raramente in Cicerone (cfr. Tusc. 5, 20, 60; de div. 1, 33, 73; Galba ad Fam. 10, 30, 3) e in Cesare, non mai in Sallustio, ma ben più che 65 volte in Livio, cfr. 4, 6; 16, 1; 2, 20, 9. 43, 11. 5. pax. Dopo il cenno che Livio aveva fatto di questa battaglia nel cap. II, egli ne interruppe il racconto, per fermarsi a parlare di Enea. I varii momenti di essa si trovan descritti da Ovidio nei Fasti 4, 879. Etruscis, cfr. 15, 5; 2, 15, 6. Albula, cfr. Verg. 8, 332.

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6. Silvius: secondo Dionigi d'Alic. 1, 70 è il figliuolo di Enea e di Lavinia, che succede nel regno di Alba al fratellastro Ascanio, figliuolo di Creusa; mentro a Iulo, figliuolo di Ascanio, è riserbata in Lavinium la supremazia o il governo sulle cose di religione. Questa stessa tradizione è adottata anche da Catone e da Virgilio (cfr. 6, 764), il quale però considera Iulus (= Ilius) come soprannome di Ascanius, figliuolo di Creusa (cfr. 1, 266). 7. Aeneam Silvium,

cfr. C. I. L. I, p. 283 Silvius Aeneas Aeneae et Laviniae filius. Livio, o meglio la tradizione a cui egli si attiene, considera Aeneas Silvius come una persona affatto distinta da Silvius, e ne interpreta il nome come equivalente ad Enea figliuolo di Silvio o pure, come diremmo noi, ad Enea II; cfr. il nome Latinum Silvium che segue, il quale corriзponde anch'esso a Latino II. Questa testimonianza di Livio ne appa

creat; is deinde Latinum Silvium. Ab eo coloniae aliquot deductae, Prisci Latini appellati. Mansit Silviis postea omnibus 8 cognomen, qui Albae regnaverunt. Latino Alba ortus, Alba Atys,

risce per doppia ragione degna di nota, in primo luogo perchè spiega in modo abbastanza semplice l'origine del soprannome Silvii che ebbero i re Albani (dopochè si incominciò a dire, per distinzione dal primo Enea e dal primo Latino, Aeneas Silvius e Latinus Silvius, questo secondo nome fu considerato come un semplice soprannome e passò anche ai loro successori), soprannome che Dionigi e Virgilio riconnettono senz'altro al primo Silvio (cfr. sull'origine di questo nome la n. al § 11); e in secondo luogo perchè, coll'allungare la discendenza dei successori di Enea, mostra apertamente la via, per cui si svoise la leggenda e la serie dei re Albani. La quale, certamente, o era ignota o pur non parve accettabile a Nevio e ad Ennio, se è vero che essi considerano senz'altro Romolo, il fondatore di Roma, come Aeneae ex filia [i. e. Ilia] nepotem (cfr. Servio ad Aen. I, 273; 6, 778; Sall. Cat. 6 e Ór. Carm. III, 3, 31, che chiama Romolo invisum nepotem, cioè nep. Aeneae inv. Iunoni). Questa serie dei re Albani trovasi per la prima volta ricordata da Corn. Alessandro Polyhistor, liberto di Cornelio Lentulo e contemporaneo di Sulla, e deve quasi certamente la sua origine al bisogno che i primi annalisti romani provarono di appianare le difficoltà cronologiche, che nella leggenda di Enea, come è riferita da Ennio, avevano luogo. E poichè, secondo Eratostene, la caduta di Troia era anteriore di 408 anni alla prima Olimpiade (776 av. Cr.), Catone ne inferiva (cfr. Dion. 1, 74), che la fondazione di Roma (753 av. Cr.) fosse posteriore all'epoca di quella caduta di 432 anni, lacuna che Dionigi compie esattamente colla serie dei re Albani che egli ricorda. Livio si discosta alquanto da Catone e da Dionigi e, sebbene non indichi espressamente la durata del regno, pure mostra a chiare note di accostarsi alla testimonianza di Virgilio (cfr. Aen. 1, 265-274), il quale credeva che Alba fosse stata fondata 300 anni prima di Roma. Difatti egli afferma altrove che, all'epoca della sua distruzione (654 av. Cr.), Alba avesse già 400 anni di vita (cfr. 29, 6 quadringentorum annorum opus). aliquot. Livio considera Alba come la madre patria di tutte quante le città Latine (cfr. 52, 2), le quali però egli distingue in più antiche (Prisci Latini) e in più moderne, secondo che ne riconnette l'origine al re Latinus Silvius ovvero ai suoi successori. In questa distinzione si adombrano forse i due distinti periodi di vita che ebbe la confederazione Latina, il primo sotto la supremazia di Alba, il secondo sotto quella di Roma, cfr. Verg. 6, 773; Festo, p. 241 priscae latinae coloniae; id., p. 226 Prisci Latini proprie appellati sunt hi qui priusquam conderetur Roma fuerunt. appellati è predicato, non già attributo, cfr. 1, 3; 13, 8. 8. cognomen: questo, che apparve poi come il nome gentilizio dei re Albani (cfr. § 10), era stato in origine, come si è di già avvertito, un semplice soprannome di essi. Silviis: il dat. con mansit è modellato sul costrutto analogo fuit in 1, 5. Albae loc., cfr. 17, 11. Alba nome di uomo, colla desinenza latina che è propria dei n. masch. di prima declinazione (poeta, scriba, ecc.), cfr. Proca connesso con procus, Hampsicora 23, 41, 4, Prusia 29, 12, 14. Atys è forse niente altro che il capo

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Atye Capys, Capye Capetus, Capeto Tiberinus, qui in traiectu Albulae amnis submersus celebre ad posteros nomen flumini 9 dedit. Agrippa inde, Tiberini filius, post Agrippam Romulus Silvius a patre accepto imperio regnat. Aventino, fulmine ipse ictus, regnum per manus tradidit. Is sepultus in eo colle, qui nunc pars Romanae est urbis, cognomen colli fecit. Proca deinde 10 regnat. Is Numitorem atque Amulium procreat; Numitori, qui stirpis maximus erat, regnum vetustum Silviae gentis legat. Plus tamen vis potuit quam voluntas patris aut verecundia 11 aetatis. Pulso fratre, Amulius regnat. Addit sceleri scelus: stirpem fratris virilem interimit; fratris filiae Reae Silviae per speciem

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stipite della gente Atia; cfr. Verg. 5, 568. Coloro che connettono Atys col frigio Atys o Attys (Herod. 1, 7) non tengono alcun conto della differenza che ci è nella quantità. Capys è considerato nell'Iliade 20, 239 come padre d'Anchise, cfr. 4, 37, 1; Svet. Iul. 81. Capetus, cfr. Paus. 6, 21, 7. Tiberinus, cfr. Verg. 8, 331. Naturalmente il nome primitivo è quello del fiume, il quale è alla sua volta connesso colla rad. osca tef che significa "altura cfr. Tifernum Tifata. Or, se la radice del nome Alba è quella stessa con cui si connette il nome delle Alpi, cioè la voce celtica alb alto ne parrà evidente tanto la trasformazione del nome Albula in Tiberis, quanto il significato di Tiberis che corrisponderebbe a fiume montano così come Alba indicherebbe propriamente una città di montagna Tiberinus al pari di Numicus fu venerato come deus indiges, cfr. 2, 10, 11. celebre assai conosciuto, ben noto cfr. 43, 21, 3 Dyrrachium tum Epidamni magis scelebre nomen Graecis erat. apud, cfr. 5, 6, 6 fama ad ceteros populos; 36, 5 ad posteros. 9. Aventino, dat. Il Seeley, tenendo conto di un'opinione assai probabile di alcuni dotti, i quali ammettono che Romulus sia stato identificato con Quirinus dopo l'unione del Palatino col Quirinale, crede che questa novella relazione del re Albano Romulus con Aventinus vada riferita al tempo, in cui questo monte venne incluso nella cerchia della città. per manus di mano in mano, senza interruzione cfr. 29, 14, 13 per manus succedentes deinceps aliae aliis pertulere; 17, 6. tradidit: si può tradurre assai bene per mezzo del v. intransitivo pultus, cfr. 34, 4. dedit, cfr. 5, 53, 3 ius factum. è preposto enfaticamente ad urbis, cfr. 22, 9, 2. connesso con Proculus, che fu cognome assai antico della gente Giulia, cfr. 16, 5. Numitorem è formato su Numa, cfr. 18, 1. Amulius è forse connesso colla gente Aemilia, che si vantava d'origine Troiana (cfr. Festo s. Aemilius). maximus, sott. natu. Il superlativo non è veramente d'uso assai corretto, perchè trattandosi di due persone il latino preferisce il comp. maior, cfr. però anche infimus in luogo di inferior in 21, 36, 8, e quanto all'ellissi comunissima in Livio del natu si guardi 23, 30, 11. Il costrutto maximus stirpis è pari all'altro, d'uso più comune, primi iuventutis o civitatis. legat, sottint. testamento. 11. regnat... addit: si badi all'asindeto. crede che questa appunto sia la grafia più

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Reae Silviae. Il Niebuhr corretta del nome, e che rea

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