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bellum intulerat. Neutra acies laeta ex eo certamine abiit; 2 victi Rutuli; victores Aborigines Troianique ducem Latinum amisere. Inde Turnus Rutulique diffisi rebus ad florentes opes 3 Etruscorum Mezentiumque regem eorum confugiunt, qui Caere, opulento tum oppido, imperitans, iam inde ab initio minime

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cheperf. pass. per mezzo degli ausiliari fui e fueram, la quale ricorre talvolta anche presso gli scrittori classici, è d'uso assai frequente in Livio, sia che egli accenni semplicemente ad un'azione già compiuta nel tempo passato (30, 38, 6), sia che si riferisca allo stato o al risultato che ne deriva, il quale può considerarsi o come già trascorso o pur come ancora durevole, cfr. 26, 2 desponsa fuerat era stata fidanzata,; 7, 8; 14, 9; 45, 3; 55, 2. 2. victi... victores: si badi all'asyndeton e si cfr. 3, 11. Latinum, cfr. Festo, p. 194: proditur Latinus rex, qui proelio nusquam apparuerit (= ovx evpionero Ep. Heb. 11, 5) iudicatusque sit Iuppiter factus Latiaris Livio non accennò a questa tradizione, perchè era affatto simile all'altra di Enea, che egli stesso riferisce al termine di questo capitolo. Rutulique: il que serve propriam. ad unire due concetti, che sono tra di loro affini e che si considerano non già come distinti ma come subordinati l'uno all'altro, cfr. 8. 16, 10 vino epulisque; 1, 5 rex Aboriginesque; 10, 2 Tatius Sabinique; § 5 Etruscorum Mezentiumque; 3, 4; 30, 42, 4 Macedones duxque eorum. 3. rebus, sott. suis. scorum. L'impero degli Etruschi, chiamati anche Tirreni Tusci e Raseni, si estendeva nei tempi più antichi dall'Italia settentrionale fino alla Campania; ed il centro della loro potenza, che si espandeva soprattutto sul mare, era costituito dalla città di Caere oggi Cervetri= Caere vetus, cfr. 5, 33, 7: Tuscorum ante Romanum imperium late terra marique opes patuere. Mari supero inferoque, quibus Italia insulae modo cingitur, quantum potuerint nomina sunt argumento, quod alterum Tuscum, communi vocabulo gentis, alterum Atriaticum mare ab Atria Tuscorum colonia vocavere Italicae gentes; Graeci eadem Tyrrhenum atque Adriaticum vocant. Et in utrumque mare vergentes incoluere urbibus duodenis terras, prius cis Apenninum ad inferum mare, postea trans Apenninum totidem, quot capita originis erant, coloniis missis, quae trans Padum omnia loca excepto Venetorum angulo... usque ad Alpes tenuere. Alpinis quoque ea gentibus haud dubie origo est, maxime Raetiis; quos loca ipsa efferarunt, ne quid ex antiquo praeter sonum linguae nec eum incorruptum retinerent Mezentius era signore di Caere, una delle 12 città della confederazione etrusca, e capo di essa al pari di Porsenna, cfr. 2, 9, 4. Le tradizioni intorno alla sua persona variano di molto l'una dall'altra: Virgilio 8, 481 e Ovidio Fast. 4, 881 lo rappresentano come un tiranno, che fu scacciato dagli Etruschi, a causa delle sue insopportabili crudeltà, e costretto a ricorrere per aiuto a Turno re dei Rutuli. Caere è abl., cfr. Nepete 6, 9, 3; Praeneste 6, 29, 5; Reate, 25, 7, 8. opulento tum oppido in opulento t. opp. Ai tempi di Livio questa città era molto decaduta. imperitare avere il comando, la signoria cfr. 22, 4 Albae (loc.) imperitabat. Il verbo imp. si trova adoperato più spesso da solo che col dativo, e non riceve quest'ultima costruzione se non coi nomi di persona, cfr. 24, 3; 21, 1, 3: riguardo alla forma frequentativa si noti che essa è assai accetta a Livio, il quale

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laetus novae origine urbis, et tum nimio plus, quam satis tutum esset accolis, rem Troianam crescere ratus, haud gravatim socia 4 arma Rutulis iunxit. Aeneas, adversus tanti belli terrorem ut animos Aboriginum sibi conciliaret, nec sub eodem iure solum sed etiam nomine omnes essent, Latinos utramque gentem ap5 pellavit. Nec deinde Aborigines Troianis studio ac fide erga

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adopera nelle sue storie non meno di 120 frequentativi. nimio plus assai di più,. Questa maniera di rinforzare il comparativo è più propria della lingua familiare e dei poeti, che dei prosatori: cfr. Or. Carm. 1, 18, 15; Ant. pr. Cic. ad Att. 10, 8 A, 1; Liv. 39, 40, 9 nimio plures; 2, 37, 4 n. plus quam velim; 29, 33, 4 n. maior. quam satis: di quel che fosse compatibile colla perfetta sicurezza dei popoli vicini. gravatim, aлağ eignuévov che s'incontra soltanto in Lucrezio: Livio adopera in sua vece gravate, sopratutto dopo haud, e fors'anche gravanter 21, 24, 5. socia è congiunto poeticamente con arma (cfr. 26, 16, 10), ed è in ogni caso un predicato prolettico, perchè deve considerarsi come l'effetto di iungere arma. I sostantivi, che si adoperano in funzione d'agg., ricevono nella prosa classica la forma maschile o femm., ma non mai la neutra, cfr. nuncius e nuncia, magister e magistra; quanto alla frase victricia arma essa è poetica e fa perfetto riscontro al socia arma di Livio. - 4. nec et ne o, meglio, et ut non, perchè la negativa non si riferisce al predicato, ma solamente a solum. Livio adopera frequentemente nec, in luogo di et ne, nelle proposizioni finali, quando l'intenzione o pure il fine trovasi innanzi espresso per mezzo di ut o ne, per mezzo del semplice congiuntivo ovvero anche coll'imperativo, cfr. 43, 11; 2, 32, 10. sub eodem iure: egli voile che, come erano soggetti ai medesimi doveri e alla medesima legge, così portassero anche lo stesso nome. La preposizione sub, nel senso in cui qui l'adopera Livio, è estranea all'uso ciceroniano, cfr. sub invidia 24, 25, 2. sed etiam nomine. Dopo sed etiam si aspetterebbe veramente la ripetizione della preposizione sub; la quale è stata qui omessa solo perchè non è correttamente usata in latino, col significato che le attribuisce Liv., la frase sub nomine, e quindi tanto meno l'altra sub eodem nomine (ben altro significato ha sub iisdem nominibus in 36, 8 e 43, 9). Del resto dopo sed etiam la ripetizione della preposizione trovasi fatta in 2, 2, 6 e 40, 1, mentre invece è omessa in 33, 29, 4; 34, 4, 1; 37, 7, 16. Latinos. Questa stessa tradizione è seguìta anche da Catone; Virgilio invece 12, 824 fa che Enea, per consiglio di Giove e di Giunone, non rinnovelli l'antico nome di Troia, ma adotti anche per sè e per i suoi quello del popolo a cui si era congiunto. Anche qui si scorge evidente l'innesto delle due saghe, la più antica la quale considerava Latino come fondatore della nazione e capo della lega, e la più moderna la quale, facendo capo ad Enea, riferiva l'origine dello stato Latino alla fusione degli immigranti Troiani cogli antichi abitatori del luogo. Però egli è evidente che il nome del popolo (Latini) deriva da quello della regione (Latium), e che lo stesso re Latino fu creato dalla fantasia popolare, per il bisogno di incarnare o di personificare in un uomo o in un nome le proprie origini. 5. nec equi

regem Aeneam cessere. Fretusque his animis coalescentium in dies magis duorum populorum Aeneas, quamquam tanta opibus Etruria erat, ut iam non terras solum sed mare etiam per totam Italiae longitudinem ab Alpibus ad fretum Siculum famā nominis sui implesset, tamen, cum moenibus bellum propulsare posset, in aciem copias eduxit. Secundum inde proelium Latinis, &

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vale anche qui ad et non, e contiene lo stesso significato che ha, ad es., et in 1, 3; cfr. 16, 1 nec deinde in terris Romulus fuit; 2, 23, 10 nec temperatum manibus foret. ac fide: ac fa le veci di aut, che sarebbe richiesto dalla proposizione negativa, e ad esso si è sostituito, a causa della stretta relazione che intercede tra i due concetti studium e fides, cfr. 3, 9, 12. fretusque: il que serve frequentemente in Livio ad esprimere la conseguenza o il risultato dei fatti innanzi esposti, e fa in certo modo le veci di inde o his de rebus factum est, cfr. 45, 6; 2, 33, 9. coalescentium: il v. coal. si trova frequentemente adoperato da Livio, or da solo (11, 2), or in compagnia di in (8,1), con significato metaforico. quamquam. L'idea principale espressa in questo periodo contiene una doppia limitazione; la più generica, che non si sarebbe mai aspettato che Enea potesse entrare in lotta colla forte Etruria, e la più specifica, che egli scendesse in campo aperto (in aciem) a combattere, mentre poteva difendersi dalle mura (moenibus). tanta: l'attributo è riferito al soggetto invece che al complemento, a cui propriamente appartiene, cfr. 1, 4 e 22, 43, 5 maturiora messibus Apuliae loca. — Etruria, cfr. n. § 3. ad fretum Siculum. Gli Etruschi non estesero veramente il loro potere al di là della Campania, ma dominarono però fino allo stretto Siculo su tutto quanto il mar Tirreno, che prese appunto da essi tal nome. implesset, cioè prima della venuta di Enea. Implere si costruisce da Livio comunemente coll'abl., più raramente col gen. dei nomi astratti (cfr. 46, 8): quest'ultima costruzione non è mai usata nè con complere nè con replere, eccetto che una volta sola colla forma repletus = plenus, cfr. 6, 25, 9 (quanto a plenus coll'abl. cfr. 25, 1). — cum posset è una proposizione concessiva, che ha propriamente relazione con aciem, come si è di già avvertito. moenibus, abl. di strumento. 6. secundum. I Troiani e gli Aborigeni avevano già insieme combattuto contro di Turno, ed ora si trovano per la seconda volta a combattere sotto la stessa bandiera contro gli Etruschi, condotti da Mezenzio; nè vale il dire che la prima volta, secondo la tradizione riferita da Livio, il nome di Latini non valeva ancora complessivamente sì per gli uni sì per gli altri, poichè, sebbene non ne avessero il nome, eran pur sempre il medesimo popolo. E, del resto, che secundum qui non possa avere il significato di favorevolé, (cfr. 26, 10, 9), che i commentatori tedeschi ed inglesi concordemente gli attribuiscono, si prova con tutta evidenza dall'antitesi tra secundum e ultimum, che è vano sforzo disconoscere e che è invece confermata dall'etiam ἔτι κ inoltre,), il quale accenna come questa guerra non solum fuit secundum sed etiam ultimum mortalium operum Aeneae. Colle quali parole nessuno vorrà certo intendere che la guerra, in cui Enea lasciò la vita, riuscisse a lui favorevole. Si aggiunga che la guerra non riuscì favorevole a nessuno dei due popoli, ma si conchiuse a condizioni pari così per gli Etruschi come per i La

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Aeneae etiam ultimum operum mortalium fuit. Situs est, quemcumque eum dici ius fasque est, super Numicum fluvium: Iovem indigetem appellant.

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tini, cfr. 3, 5. Aeneae. Anche qui si presuppone, senza accennarvi, il disparire di Enea, di cui fa parola Servio, sulla testimonianza di Catone, nel commentario all'Eneide 4, 620: "Turnus victus est ab Aenea. Aeneas autem in ipso proelio non comparuit situs est trovasi seppellito, il che accenna come questo monumento esistesse ancora a tempo di Livio. Esso non era altro che il tempio sacro al Pater Indiges, il quale sorgeva sulle sponde del fiume Numicio ed era consacrato (iegos), secondo quello che Dionigi d'Alicarnasso 1, 64 ci riferisce, πατρὸς θεοῦ χθονίου (= pater indiges), ὃς ποταμοῦ Νομικίου ρεῦμα diéлel. Forse il Pater indiges, o dio protettore del luogo, era stato a principio il dio del f. Numicio (cfr. Tib. 2, 5, 43; Ov. Met. 14, 598) ovvero anche lo stesso re Latino, venerato pure, come abbiam visto, col nome di Iuppiter Latiaris. Ma, quando più tardi esso venne identificato con Enea, allora si considerò quel tempio semplicemente come la sua tomba (o heĝov), e sorse la leggenda della sua sparizione sulle sponde del Numicio, per influenza forse delle dottrine di Euémero (si ricordi la sua ἱερὰ ἀναγραφή quam noster interpretatus est et secutus praeter ceteros Ennius, Cic. de nat. deor. 1, 42, 119), il quale considerava gli dèi come uomini famosi e i loro templi come se fossero le loro sepolture (cfr. Cic. 1. c. ab Euhemero autem et mortes et sepulturae demonstrantur deorum „).· = quemcumque sive deum sive herōa. Livio tralascia di dargli un nome, non solo per un certo senso di religiosità, ma perchè all'apoteosi di lui, come alla discendenza dei Romani da Marte, non sapeva prestar veramente fede; sicchè gli basta dire senz'altro che lo divinizzarono (Iovem appellant), senza far per conto suo nessuna professione di fede. ius fasque: sia che lo si debba considerare come uomo sia come dio. super sulla sponda cfr. 26, 42, 4 super portam, super paludem, super ripam. Numicus o anche Numicius, oggi rio torto, era un piccolo fiume che sboccava nel mare a mezzogiorno di Lavinium. indi-getem corrisponde tanto per la forma che pel significato ad indi-gena (se il gena lat. e il -yεvýs gr. si debbono considerare come forme di part. pass. pass., essi son pari al -getes di indi-getem), ed indica gli dèi patrii o nativi del luogo (cfr. θεοὶ ἐπιχώριοι ἐγχώριοι χθόνιοι, opposti a divi Novensiles, cioè " esterni Liv. 8, 9, 6), cioè i primi progenitori e benefattori del popolo, i quali furono dopo la morte divinizzati e sollevati al grado di dei protettori. Come esempio assai bello ed istruttivo di tale trasformazione si possono considerare quei versi dell'Eneide 7, 177, dove Giano, Saturno, Fauno e Pico non sono altrimenti chiamati che progenitori e predecessori del re Latino:

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Quin etiam veterum effigies ex ordine avorum
antiqua e cedro, Italusque paterque Sabinus
vitisator, curvam servans sub imagine falcem,
Saturnusque senex Ianique bifrontis imago
vestibulo astabant, aliique ab origine reges
Martiaque ob patriam pugnando volnera passi.

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Iovem indig.: esso

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era chiamato anche pater indiges, deus indiges,

III. Nondum maturus imperio Ascanius Aeneae filius erat; 1 tamen id imperium ei ad puberem aetatem incolume mansit: tantisper tutela muliebri tanta indoles in Lavinia erat res Latina et regnum avitum paternumque puero stetit. Haud am- 2

Aeneas indiges, cfr. C. I. L. I, p. 283. Questo nome di Iuppiter indiges che è affatto simile all'altro di Iuppiter Latiaris, con cui fu identificato il re Latino (cfr. Festo l. c.), come d'altra parte la circostanza, che tanto Enea quanto Latino spariscono dalla scena nel medesimo punto (cfr. Servio 1. c.) e nell'identico modo, è una prova quasi sicura dell'identità dei due personaggi, o meglio che Enea sia venuto a sostituirsi a Latino nella leggenda nazionale, come progenitore del popolo che da questo ebbe origine. Certo non è facile indicare con precisione nè i motivi nè il tempo di tale sostituzione. Tra i motivi principali, oltre alla tendenza generale che è propria di ciascun popolo di ricercare e nobilitare le proprie origini (primordia urbis augustiora facere), connettendole direttamente a quelle d'altri popoli già nella storia noti e famosi (i Romani si consideravano ad es. come discendenti dai Troiani, non altrimenti che le principali città greche spiegavano le loro origini con colonie Egiziane o Fenicie), si potrebbe ricordare anzitutto il fatto, che la città di Lavinium era una delle più antiche sedi del culto di Afrodite. La quale circostanza dette un forte stimolo ad immaginare nuove avventure di Enea in ogni angolo del Mediterraneo, dove questa divinità fosse venerata. E d'altro lato si può credere, che allo sviluppo ulteriore di questa leggenda conferissero non poco non solo l'origine Eolic a, e quindi Troiana, di Cuma (cfr. Strab. 5, 4, 4 e Verg. 6, 234, dove è detto che il promontorio Miseno nella Campania deve il suo nome al compagno di Enea quivi sepolto), ma ancora le relazioni di Cuma con Roma, sopratutto a causa dei libri Sibillini. Riguardo al tempo, in cui questa leggenda prese piede. va anzitutto ricordato che in sulla fine della prima guerra Punica, cioè verso la metà del III secolo av. Cr., i Romani offrirono il loro aiuto agli Acarnani, perchè essi soli tra i Greci non avevan preso parte alla guerra contro i Troiani loro progenitori (cfr. Giust. 28, 1, 6; Svet. Claud. 25); e in secondo luogo che poco prima di quest'epoca Timeo, storico siciliano, aveva anch'egli accennato all'arrivo di Enea nel Lazio, in compagnia dei Penati, e alla fondazione di Lavinium (Dion. 1, 64). Degli altri scrittori antichi, che secondo Dionigi 1, 72 fanno cenno di questa stessa leggenda, non è qui il luogo di occuparsi.

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III. Alba Longa. 1. maturus col dat. appartiene propriamente all'uso poetico, cfr. 2, 5, 3; 22, 43, 5: con ad trovasi costruito in 36, 12, 11. tantisper, cioè fino a quando egli fu minorenne. muliebris = mulieris. Livio adopera non raramente l'aggettivo in luogo del genitivo, cfr. 47, 7. tanta, cfr. praef. § 11. indoles = virtus buona indole res Latina et regnum avitum: anche qui si rispecchiano i due diversi elementi della tradizione, che già innanzi abbiamo notati. Lo stato latino era nello stesso tempo anche il regno, che egli ereditava dai suoi progenitori. stetit incolume mansit. 2. haud ambigam mi farò a discutere haud è adoperato da Cicerone soltanto cogli avverbii, più raramente coi verbi, quasi sempre con scio (cfr. haud er

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