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est. Fetialis regem Tullum ita rogavit: « Iubesne me, rex, cum patre patrato populi Albani foedus ferire?» lubente rege « sagmina » inquit « te, rex, posco ». Rex ait « puram tollito ». Fe- 5 tialis ex arce graminis herbam puram attulit. Postea regem ita rógavit: « rex, facisne me tu regium nuntium populi Romani Quiritium, vasa comitesque meos?» Rex respondit: « quod sine

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solenne come fu concluso; poichè degli altri foedera ricordati in 14, 3 e 23, 7 non ci avanza nessuna notizia precisa. La formola qui riferita (cfr. anche 32, 6 e 38, 2) deriva probabilmente dai libri sacri dei Feziali, ed ha ad ogni modo carattere arcaico. fétialis è propriamente attributo di sacerdos o pure di legatus (cfr. 9, 10, 10 legatum fetialem), ma se ne ignora affatto la connessione etimologica, cfr. Varr. 1. 1. 5, 86: fetiales quod fidei publicae inter populos praeerant. L'istituto dei Feziali, che apparisce comune a tutti quanti i popoli italici, aveva i seguenti incarichi speciali, di concludere le alleanze, domandare soddisfazione ed intimare la guerra. iubesne: senza aver bisogno di interrogare il senato o il popolo, il re concedeva ai Feziali il supremo potere di concludere le alleanze. patre patrato, cfr. n. § 6. populi Albani: l'istituzione dei Feziali, come si è già notato, era propria anche degli altri popoli italici, cfr. 32, 5. — f. ferire, cfr. § 8. sagmina, da sacer (cfr. seg-men, da sec-are), o pure verbenae si chiamavano le zolle di erba sacra spiccate dalla cima del Campidoglio con tutte le loro radici e affidate dal re o pure dal console a uno dei Feziali (verbenarius), come simbolo di quella terra di cui essi erano ambasciatori, cfr. Plin. H. N. 22, 5: “ utroque nomine (sagmina o verbenae) idem significatur, h. e. gramen ex Arce cum sua terra evulsum, ac semper e legatis, cum ad hostes clarigatumque mitterentur i. e. res raptas clare repetitum, unus utique verbenarius vocabatur e Festo, p. 321: "sagmina vocantur verbenae i. e. herbae purae, quia ex loco sancto Arcis dantur a consule praetoreve legatis proficiscentibus ad foedus faciendum bellumque indicendum, vel a sanciendo i. e. confirmando 5. ait trovasi qui adoperato nell'oratio recta, soltanto per evitare la ripetizione di inquit, cfr. 26, 10. puram, coll'ellissi di herbam, è usato sull'analogia di laurea corona laurea, e di aëneum vas aëneum, cfr. anche Latinae 57, 7 e nostrarum 58, 10. arce, il centro sacro della città. facisne, cfr. 26, 5: qui si accenna alla nomina del messaggero e ai poteri speciali, che secondo i singoli casi gli venivano conferiti. r. nuntium populi: il Feziale, sebbene inviato in nome del re, è però sempre il rappresentante di tutto il popolo, cfr. 32, 6. pop. Rom. Quiritium, cfr. n. 13, 5. tesque meos, sott. regios nuntios pop. Rom. Quir. vasa si chiamavano quegli oggetti sacri o simbolici, che erano affidati al Feziale nell'esercizio delle sue funzioni, e sono sagmina o verbenae, lapis (saxum) silex o pure Iuppiter lapis (cfr. § 8), cioè a dire un sasso simbolo del fulmine vendicatore che si sprigiona dalle mani di Giove, e l'antico sceptrum Iovis che il Feziale soleva tenere in mano, pronunziando la formola solenne del giuramento, cfr. Paul. D., p. 93: ex templo Iovis Feretrii sumebant sceptrum, per quod iurarent, et lapidem silicem, quo foedus ferirent. comites: sebbene in questo luogo Livio non nomini altri che il ver

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vasa comi

6 fraude mea populique Romani Quiritium fiat, facio». Fetialis erat M. Valerius; is patrem patratum Spurium Fusium fecit verbena caput capillosque tangens. Pater patratus ad ius iurandum patrandum, id est sanciendum fit foedus, multisque id verbis, 7 quae longo effata carmine non operae est referre, péragit. Legibus deinde recitatis « audi » inquit, « Iuppiter, audi, pater patrate populi Albani, audi tu, populus Albanus: ut illa palam prima postrema ex illis tabulis cerave recitata sunt sine dolo malo, utique ea hic hodie rectissime intellecta sunt, illis legibus 8 populus Romanus prior non deficiet. Si prior defexit publico

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benarius ed il pater patratus, pure di regola i Feziali erano almeno in numero di quattro (Varrone). quod in quanto, ha senso limitativo, cfr. quod sciam. fraude è qui adoperato nel senso di pregiudizio, danno al pari che nella formola solenne ne fraudi esset, cfr. 3, 53, 4. 6. fetialis = verbenarius. pater patratus, non era propriamente il capo del collegio dei Feziali, ma il capo di una particolare ambasceria, scelto liberamente da questa secondo le circostanze: esso portava il nome di pater, qual rappresentante dello stato che si poteva considerare in certo modo come una famiglia, e si chiamava patratus perchè non ne era, per così dire, il rappresentante legittimo e naturale, ma un rappresentante scelto (patratus factus) volta per volta, secondo la cerimonia descritta da Livio. Che il pater patratus avesse poi in antico il diritto di patria potestas sui cittadini, apparisce chiarissimo dal seguente luogo di Cic. de or. 1, 40, 181, dove si accenna ad un'antica legge o consuetudine: quia memoriae sic esset proditum, quem pater suus aut populus vendidisset aut pater patratus dedidisset ei nullum esse postliminium -- patrandam: se il nome pater patratus fosse connesso, come Livio mostra di credere, colla frase patrare iusiurandum, il part. patratus dovrebbe avere significato attivo (cfr. iuratus) ed indicherebbe colui che ha prestato il giuramento. sanciendum, a dargli la sanzione religiosa per mezzo del giuramento. fit=creatur. multis verbis, la formola cioè in cui si stabiliscono tutte le condizioni del trattato. effata è qui adoperato in senso passivo, come in 10, 37, 15. carmine, cfr. 26, 6; 32, 8. non operae est mette conto, non merita la pena,, cfr. n. praef. 1.

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non

peragit, cfr. n. 18,

9. Si noti in questa parte del foedus, che Livio ci riferisce, come sia minuzioso il linguaggio dei trattati. 7. tu, populus Albanus: cfr., quanto al nomin. apposto in luogo del voc., Verg. 1, 664 e Senof. Cir. 6, 3, 33 καὶ σὺ δέ, ὁ ἄρχων τῶν ἀνδρῶν. ·illa: leges. prima postrema

dal principio alla fine, si noti l'asindeto che è assai comune nelle formole solenni e si cfr. volens propitius in 16, 3. tabulis cerave = tabulis ceratis, cfr. Gaio, 2, 104: haec ita, ut in his tabulis cerisque scripta sunt, ita do, ita lego, ita testor. Quanto all'uso del suffisso ve in funzione di que cfr. 21, 20, 7. sine dolo malo senza malizia e inganno utique - et uti. rectissime intellecta: i patti sono stati così chiaramente spiegati, che non è possibile che alcuna delle parti possa averli frantesi. non deficiet non s'allontanerà, non verrà meno: il v. de

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consilio dolo malo, tum illo die. Iuppiter, populum Romanum sic ferito, ut ego hunc porcum hic hodie feriam; tantoque magis ferito, quanto magis potes pollesque. Id ubi dixit, porcum saxo 9 silice percussit. Sua item carmina Albani suumque ius iurandum per suum dictatorem suosque sacerdotes peregerunt.

XXV. Foedere icto trigemini, sicut convenerat, arma ca- 1 piunt. Cum sui utrosque adhortarentur, deos patrios, patriam ac parentes, quidquid civium domi, quidquid in exercitu sit, illorum tunc arma, illorum intueri manus, feroces et suopte ingenio et pleni adhortantium vocibus in medium inter duás acies proce

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ficere riceve comunemente in questo significato la preposizione 3. 8. defèxit, cfr. făxit: questa forma arcaica di futuro esatto trovasi adoperata da Livio soltanto nelle orazioni o in simili formole di carattere arcaico. publico consilio per pubblica deliberazione Quando va privato avesse violati i trattati, si riparava al danno coll'offrire il colpevole nelle mani del popolo offeso. dolo malo: soltanto chi veniva meno volontariamente al giuramento dato incorreva nella punizione del dio, cfr. 22, 53, 11 si sciens fallo, tum me, Iuppiter, pessimo leto adficias. porcum, cfr. Festo: caesa porca foedus firmare solebant e Verg. 8, 641. Quest' uso spiega l'origine della frase foedus ferire, che corrisponde a feriendo porcum foedus facere. potes pollesque, cfr. 8, 7, 5 aderit Iuppiter ipse foederum violatorum testis, qui plus potest polletque. 9. saxo silice, cfr. per la stessa espressione 30, 43, 9 privos lapides_silices_privasque (" ciascuno per conto suo,) verbenas ferrent fetiales. La "selce era considerata come simbolo del fulmine e quindi di Iuppiter Fidius, il quale puniva colla sua folgore coloro che violavano i giuramenti, cfr. Verg. 12, 200: Audiat haec genitor qui foedera fulmine sanxit, e Gell. N. A. 1, 21: Iovem lapidem, quod sanctissimum iusiurandum est habitum, paratus ego iurare sum. percussit. Il Feziale, invocando da Giove una punizione contro i violatori del giuramento, o feriva il porco che vien considerato anche in Omero come la vittima sacra dei trattati, o pur scagliava con violenza lungi da sè la pietra focaia, cfr., per questa seconda usanza, Paul. D., p. 115: si sciens fallo, tum me Diespiter, salva urbe arceque, bonis eiciat uti ego hunc lapidem e Polib. 3, 25. dictatorem. Anche in Roma, nella conclusione di un trattato o pur di un'alleanza, intervenivano i magistrati (cfr. 30, 43, 9); e, sebbene i Feziali, a causa del loro carattere sacro, vi prendessero la parte principale, pure l'atto veniva ratificato non meno dal Feziale che dal Magistrato (cfr. 9, 5, 4 e 2, 33, 9). Quanto al giuramento, esso poteva prestarsi indifferentemente tanto dall'uno quanto dall'altro, cfr. 30, 43, 9 e 38, 39, 1. cerdotes = fetiales, cfr. § 4.

tarentur.

sa

intueri,

- et... et dànno in di

XXV. - 1. deos patrios... intueri: la prop. infinitiva dipende da adhortunc, nel punto in cui andavano a combattere. cfr. 21, 41, 16 nostras nunc intueri manus senatum. versa forma ragione del feroces, cioè dell'ardore e della baldanza con cui i combattenti entrano nella mischia. pleni, cfr. 26, 7, 7 litterae adhortatione plenae. Anche Livio al pari di Cic. Verr. 4, 57, 126 e di Caes.

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2 dunt. Consederant utrimque pro castris duo exercitus, periculi magis praesentis quam curae expertes: quippe imperium agebatur in tam paucorum virtute atque fortuna positum. Itaque ergo erecti suspensique in minime gratum spectaculum animos 3 intendunt. Datur signum, infestisque armis, velut acies, terni iuvenes magnorum. exercituum animos gerentes concurrunt. Nec his nec illis periculum suum, publicum imperium servitiumque obversatur, animo futuraque ea deinde patriae fortuna, quam 4 ipsi fecissent. Ut primo statim concursu increpuere arma mi

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b. c. 1, 74; 3, adopera talvolta l'abl. con plenus, cfr. 5, 21, 10; 7,28, 7. 2. praesentis immediato, diretto cfr. 2, 48, 6 bella praesentia instabant. itaque ergo: la prima particella indica una conseguenza e la seconda ne rinforza l'importanza, cfr. come esempii di simili pleonasmi, assai frequenti in Livio, deinde postea 41, 24, 20; inde deinceps 44, 3; tum deinde 2, 8, 3. minime gratum: lo spettacolo a cui assistevano riempiva il loro animo di continua preoccupazione. animos intendunt. La lezione che ci danno in questo luogo i mscr. è animo incenduntur, la quale, sebbene sia accolta dal Seeley senza emendazione di sorta, pure ne apparisce insostenibile, a causa di quell'abl. animo che mal si collega con incendi. L'emendazione proposta dal Madvig di a. incenduntur in animo intenduntur, sebbene sostituisca ad un verbo improprio un altro che è certo assai più adatto alla circostanza, non presenta neanche essa maggior grado di probabilità, a causa della costruzione irregolare e nuova e non confermata da nessuna analogia. Livio infatti non conosce altre costruzioni all'infuori di intendere animum (23, 33, 1 in hanc dimicationem animos intenderant) e animi intenti sunt (33, 32, 10). Sicchè sono ancora possibili due ipotesi, o che Livio scrivesse, come sospetta e scrive il Tücking, animi intenduntur, o pur che la frase regolare e classica animos intendunt per la trafila di animo intendunt venisse trasformata e guasta, come sospetta il Weissenborn, in animo intenduntur (incenduntur). Preferiamo l'emendazione del Weissenborn, perchè con animi Livio adopera esclusivamente la forma participiale intenti (sunt o erant), cfr. 26, 46, 4; 33, 32, 10. 3. infestis pronte a ferire animus è il cuore animi il coraggio - periculum suum publicum imperium: si noti come qui l'antitesi sia espressa col chiasmo e l'asindeto, al pari che in 26, 15, 1. animo dat., cfr. 35, 11, 3 animis, oculis ́obversabatur. Si noti che il dat. animo fa qui le veci dei due pronomi his e illis collocati a principio della prop. - futuraque fortuna fortunam futuram esse, cfr. 34, 4 e, quanto al pensiero qui espresso da Livio, 21, 41, 17: nec domesticas solum agitet curas, sed animo reputet qualis nostra vis virtusque fuerit, talem deinde (“ in seguito,) fortunam illius urbis ac R. imperii fore. 4. primo statim. La zuffa incomincia immediatamente in tutta la sua gravità, senza esser preceduta da quella prolusio che soleva comunemente aver luogo negli spettacoli gladiatorii, e che consisteva in finti assalti o, come Livio si esprime, in motus tantum corporum agitatioque anceps armorum § 5. arma gli scudi cfr. 6, 24, 1 simul primo concursu concrepuere arma, e Cic. de or. 2, 5, 21 simul discus increpuit.

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cantesque fulsere gladii, horror ingens spectantis perstringit; et neutro inclinata spe torpebat vox spiritusque. Consertis deinde 5 manibus cum iam non motus tantum corporum agitatioque anceps telorum armorumque, sed vulnera quoque et sanguis spectaculo essent, duo Romani, super alium alius, vulneratis tribus Albanis exspirantes corruerunt. Ad quorum casum cum concla- 6 masset gaudio Albanus exercitus, Romanas legiones iam spes tota, nondum tamen cura deseruerat, exanimes vice unius, quem tres Curiatii circumsteterant. Forte is integer fuit, ut universis 7 solus nequaquam par, sic adversus singulos ferox. Ergo ut segregaret pugnam eorum, capessit fugam, ita ratus secuturos, ut quemque vulnere affectum corpus sineret. Iam aliquantum 8 spatii ex eo loco, ubi pugnatum est, aufugerat, cum respiciens videt magnis intervallis sequentes; unum haud procul ab sese abesse. In eum magno impetu rediit; et dum Albanus exercitus 9 inclamat Curiatiis, uti opem ferant fratri, iam Horatius caeso

5. anceps

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ἅπ. εἰρ,

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perstringit" scuote, invade momentaneamente neutro = in neutram partem. da ambedue le parti,, cfr. 37, 11, 8 ancipitia tela. tela son le armi di offesa arma quelle di difesa super alium alius: è strano che trattandosi di due persone Livio adoperi alius in luogo di alter, senza che qui concorra nessuna delle ragioni che in 21, 6 lo indussero a preferire l'una forma all'altra. Quanto alla disposizione delle parole si osservi, che Livio adopera più frequentemente la forma alius super alium, cfr. 21, 35, 12. 6. deseruerat... circumsteterant: il piucchpf. di deserere è qui adoperato, per indicare l'improvviso scoraggiamento da cui l'esercito romano fu colto, e fa quindi propriamente le veci di un perfetto (cfr. 12, 10); il piucchpf. di circumsto ha invece valore d'impf. e indica semplicemente lo stato permanente di un'azione compiuta in antecedenza. exanimes, in preda ad un'apprensione e ad un'angoscia estrema. Cicerone non adopera mai l'agg. exanimis in questo significato metaforico e poetico, cfr. invece Verg. 4, 672 e Liv. 9, 16, 18. vice, abl. di causa per la sorte cfr. Curt. 7, 43, 20 vice eorum sollicitus. L. adopera altrove in questo stesso significato l'acc. libero vicem, che il Madvig sostituisce anche qui, cfr. 9, 15 e 2, 31, 11. 7. integer essendo rimasto incolume par e ferox si debbono considerare quali predicati di is fuit. ut ... sic: sebbene egli non potesse resistere contemporaneamente all'assalto dei tre Curiazii, poteva però con fiducia affrontarli uno per volta. nequaquam o pure haudquaquam, è la particella preferita da Livio in unione con par, quando è adoperato in senso negativo, cfr. § 13. ut segregaret pugnam eorum ut segr. eos et cum singulis pugnaret. L'astratto pugna fa qui propriamente le veci di pugnantes, cfr. fuga fugientes in 8, 19, 9. quemque, sott. sequi.

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nequaquam

respi

8. pugnatum est, cfr. quanto all'uso del perf., che fa apparentemente le veci del piucchpf., n. 1, 1. ciens è qui adoperato nel suo significato etimologico. sequentes... abesse, cfr., quanto alla doppia costruzione qui usata da Livio in dipendenza da respiciens, n. 7, 6. 9. inclamat col dat. è un άл. eiq. (Ov.): altrove

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